
Ognuno di noi è costantemente in relazione, in connessione con gli altri e il mondo esterno e possiamo affermare che le relazioni plasmano, sin da bambini, la nostra mente e il nostro cervello.
La neurobiologia interpersonale è quel campo interdisciplinare che presenta una visione integrata dello sviluppo umano, esplorando come le relazioni e le esperienze sociali influenzino lo sviluppo e il funzionamento del cervello umano. Questo approccio integra neuroscienze, psicologia e teoria delle relazioni per comprendere come le interazioni sociali plasmino la mente e il cervello.
Fondamenti della Neurobiologia Interpersonale
Proposta da Daniel J. Siegel, la neurobiologia interpersonale sottolinea l’importanza delle relazioni sociali nel modellare la struttura e la funzione cerebrale. Secondo questa prospettiva, le esperienze interpersonali, soprattutto durante l’infanzia, influenzano lo sviluppo delle reti neurali coinvolte nella regolazione emotiva, nella cognizione sociale e nell’autocoscienza. Le interazioni con i caregiver e gli altri membri della comunità contribuiscono a formare circuiti neurali che supportano la comprensione e la gestione delle emozioni, la teoria della mente e la capacità di empatia.
Le relazioni di attaccamento
Fin dalla nascita, i bambini sono predisposti biologicamente a creare connessioni affettive con i propri caregiver, con la madre, il padre o altre persone che diventano figure di riferimento principali e che forniscono supporto e vicinanza durante la crescita. L’attaccamento è considerato un sistema motivazionale innato, evolutivamente adattivo, che spinge il bambino a stabilire connessioni selettive nel corso della vita, offrendo (1) la possibilità di ricercare la vicinanza della figura di riferimento, (2) un rifugio sicuro a cui rivolgersi in momenti di paura o disagio e (3) lo sviluppo di schemi mentali interni che modellano la percezione di sé e del mondo circostante. Un caregiver che trasmette sicurezza consente al bambino di esplorare l’ambiente circostante, favorendo il benessere emotivo e la capacità di gestire l’ansia.
Sebbene il sistema di attaccamento sia geneticamente programmato, le esperienze vissute durante l’infanzia ne modellano il funzionamento, creando così “mappe neurali” o “reti neurali” specifici che permettono di formare immagini mentali, percezioni sensoriali e rappresentazioni linguistiche di concetti o oggetti.
Secondo Siegel, queste reti neurali costituiscono la base per lo sviluppo di un senso di sé emergente, definito “proto-sé”, che deriva dall’interazione tra predisposizioni genetiche e influenze ambientali.
Costruzione del Sé e la capacità di comprendere gli altri
L’interazione con i caregiver durante i primi anni di vita gioca un ruolo cruciale nello sviluppo dell’identità personale: attraverso le relazioni affettive, il bambino costruisce un’immagine di sé come individuo degno di amore e attenzioni. Questo processo contribuisce a consolidare un senso di coerenza e continuità del sé, essenziale per una crescita equilibrata. L’evoluzione del sé avviene quindi attraverso l’integrazione delle esperienze emotive vissute con le figure di attaccamento, influenzando la percezione di sé nel presente e nei ricordi autobiografici legati al passato.
Oltre a plasmare la percezione di sé, il cervello è in grado di rappresentare anche gli stati mentali degli altri, facilitando la comprensione delle intenzioni altrui: quello che Siegel chiama “mindsight”, ossia la capacità di comprendere e percepire non solo i propri stati mentali ma anche quelli degli altri. Questa abilità complessa si sviluppa nell’infanzia e può essere affinata nel corso della vita, contribuendo a migliorare la consapevolezza emotiva e le relazioni interpersonali.
L’influenza delle relazioni sulla mente umana
Il cervello umano è un sistema integrato composto da diverse regioni che lavorano in sinergia. Infatti, secondo Siegel – che si rifà alla teoria del cervello tripartitico di McLean, in base alla quale esistono tre strutture cerebrali che sviluppano in diversi periodi cronologici – vi sono tre strutture fondamentali nel cervello che è importante che operino sinergicamente: il troncoenecefalo, evolutivamente più antico; il sistema limbico sottocorticale, più recente rispetto al primo, e la neo-corteccia, ultima a formarsi.
Tuttavia, esperienze di attaccamento negative possono compromettere questa integrazione, influenzando negativamente lo sviluppo mentale: l’esperienza modella l’attività neurale nel momento presente e può modificare la struttura cerebrale nel tempo. Le neuroscienze, infatti, hanno dimostrato che il cervello possiede una notevole plasticità, ossia la capacità di adattarsi continuamente alle influenze ambientali. In altre parole, le esperienze interpersonali modellano direttamente lo sviluppo cerebrale, influenzando il modo in cui il bambino percepisce se stesso e il mondo circostante.
Conclusioni
In conclusione, le relazioni di attaccamento esercitano un’influenza profonda sullo sviluppo del cervello e della mente umana. L’interazione tra predisposizioni genetiche ed esperienze interpersonali modella le connessioni neurali, influenzando la percezione di sé, la capacità di gestire le emozioni e le relazioni sociali. La comprensione di questi processi è fondamentale per promuovere il benessere emotivo e la resilienza, sottolineando l’importanza di creare ambienti relazionali sicuri e supportivi fin dall’infanzia. La neurobiologia interpersonale fornisce una base scientifica per comprendere come le relazioni sociali influenzino lo sviluppo e il funzionamento del cervello. Questa prospettiva integrata è fondamentale per sviluppare interventi terapeutici efficaci che considerino l’interazione tra mente, cervello e relazioni sociali, promuovendo il benessere psicologico e sociale degli individui.
Riferimenti
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